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Foto Cult

Numero 138
Che la città di New York abbia molti volti, una “personalità” sfaccettata, dinamica, un assetto vorticoso, è cosa risaputa. Vediamo in quanti modi Salvatore Coluccia
è riuscito a interpretare questo dato di fatto.
La Grande Mela a suo avviso “odora di bianco e di nero, sa di pellicola”, anche se il supporto che adopera per fotografare non è analogico. Salvatore Coluccia, infatti, scatta in digitale ma spesso converte le sue immagini in un bianconero dal sapore nostalgico.

Salvatore è un militare e il lavoro che svolge per l’Aeronautica lo porta a viaggiare molto, con mete assai diverse; fra queste, anche la grande metropoli americana che ha visitato quattro volte. Il progetto che pubblichiamo, intitolato Nero e bianco a New York, prende vita nel 2015 quando, “dopo un lungo periodo trascorso nei vasti parchi naturali degli Stati Uniti”, racconta l’autore, “sono arrivato nella Grande Mela dove ho avvertito immediatamente l’enorme contrasto tra la natura in cui avevo vissuto per un mese e gli enormi grattacieli di Manhattan. Questa sensazione mi ha offerto lo spunto per realizzare un’immagine multipla che rappresentasse la contrapposizione fra uomo e natura”.

Uno degli scatti più rappresentativi di questo progetto è, per l’appunto, una doppia esposizione dell’Empire State Building e dei grattacieli tutti intorno che “convivono” nell’inquadratura con una foresta capovolta, quasi a indicare l’incompatibilità delle due realtà, metropolitana e naturale.

Sempre dal centoduesimo piano del grattacielo sulla Fifth Avenue, Salvatore scatta una veduta zenitale della folla di architetture sottostanti. Non contento, in postproduzione, la trasforma. “Mi rendo conto che possa risultare inverosimile il fatto che questa immagine sia stata scattata dalla terrazza dell’Empire State Building e non da un elicottero o da un aereo”, racconta Salvatore. “Tuttavia, per fotografare è stato sufficiente sporgere oltre la protezione in ferro e inclinare verso il basso la mia fotocamera. Quando ho riguardato la foto, però, mi è sembrata banale e quindi ho deciso di modificarla così come appare”.

Per convertire gli scatti in bianconero Coluccia si serve prevalentemente di Adobe Camera Raw, solo di recente ha cominciato a usare la Suite di casa Google, Nik Collection. “Nello specifico”, commenta, “utilizzo Silver Efex Pro, software grazie al quale si possono ottenere risultati straordinari in poco tempo”.
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La città che non dorme mai si può fotografare in tante maniere quanti sono i suoi mille volti. Salvatore Coluccia si diverte a trasformare a modo suo la Grande Mela adoperando un denso bianconero e una serie di escamotage in postproduzione per il progetto Nero e bianco a New York che vedete pubblicato in queste pagine.

Loredana De Pace

Il ponte più gettonato

Il ponte di Brooklyn è uno fra i luoghi più fotografati al mondo. Salvatore non poteva esi- mersi dal tentare di produrre qualcosa di diverso, ma quel che proprio non si aspettava era di riuscire a cogliere uno scorcio del ponte fotografato durante una pioggia scrosciante: “uno scatto per nulla semplice da realizzare proprio a causa del forte acquazzone”, ricorda Coluccia. “Non nascondo che, nonostante l’ombrello e le adeguate protezioni per la mia attrezzatura”, prosegue, “ho preso una spropositata quantità di acqua per fare questa foto, ma ne è valsa la pena!”.

In un’altra immagine intitolata La ragazza di New York, Salvatore si è cimentato in una doppia esposizione realizzata in fase di elaborazione. Per quanto concerne la composizione invece, ha volutamente messo in linea il punto di fuga dei fari delle vetture che attraversano il ponte di Brooklyn con lo sguardo della donna, ciò per conferire alla foto un maggiore equilibrio.

A proposito dell’atmosfera che pervade l’immagine, invece, l’autore spiega: “ho provato a dare un senso più drammatico al reportage di viaggio esaltando i contrasti”.
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Punti di vista

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La prima cosa che Salvatore individua quando arriva in un posto nuovo è il punto di vista più alto. “In più occasioni”, spiega, “a New York, Dubai, o durante la visita al Grand Canyon ho optato per la visuale privilegiata dall’elicottero perché il punto di vista dall’alto mi ha sempre affascinato”.

Quando Salvatore ha sorvolato New York racconta che, non essendo l’unico passeggero, temeva di dover stare seduto al centro, tra due persone, col rischio di non riuscire a fotografare nulla. “Alla fine”, prosegue entusiasta, “non solo sono riuscito a stare vicino al finestrino grazie alla comprensione dei miei compagni di volo, ma pure al fianco del pilota!”.

Per quanto riguarda la luce, Coluccia sceglie con cura l’orario e la situazione climatica adatta ai suoi intenti, “anche se questo significa fare una levataccia”, sottolinea. Se deve scattare una foto di paesaggio o se gli serve trovare sgombro qualche luogo di particolare interesse collettivo in centri urbani solitamente affollati, per Coluccia tutte le ore del giorno (e della notte), sono buone.

Nella sua borsa troviamo la full frame Nikon D800 corredata da un vasto parco ottiche compo- sto di sette obiettivi Nikkor e uno Sigma. Anche se preferisce le focali fisse – il 24mm f/2,8, l’AF-S 50mm f/1,8G, l’AF-S Micro 60mm f/2,8G ED, l’AF-S 85mm f/1,8G e il Sigma 105mm f/2,8 EX DG OS HSM Macro – nella sua borsa foto- grafica non mancano gli zoom, l’AF-S 14-24mm f/2,8G ED e l’AF-S 28-300mm f/3,5-5,6G ED VR.

Evoluzione

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Il mestiere che svolge sin da ragazzo gli ha permesso di viaggiare in tutto il mondo, cosa che si conface al suo naturale gusto della scoperta. “La mia costante curiosità”, spiega Salvatore, “è diventata l’inattaccabile ragione in grado di portarmi regolarmente via da casa; durante queste fughe provo a dare una personale visione del luogo in cui mi trovo, un luogo che spesso ho sognato di visitare per molto tempo”.

Quando si scatta da tanto accade che, guardandosi in- dietro, ci si renda conto di quanto la fotografia abbia in- fluito sulla propria crescita, ma pure di quanto il modo di intenderla e di produrre immagini sia evoluto strada facendo. “Per me è bello credere che, insieme alla fotografia, sia cresciuto anch’io: quando tiro fuori dal cassetto un mio vecchio scatto, infatti, mi accorgo di aver modificato atteggiamento nei riguardi della fotografia stessa”.

Inoltre, quella dose di incertezza dei risultati che si riconosce nei discorsi di Salvatore è sinonimo di maturità e di voglia di perfezionarsi; il dubbio come prodotto della conoscenza è caratteristica delle persone avide di sapere: “non so dove mi porterà negli anni”, commenta a questo proposito l’autore, “ho intrapreso strade diverse finora perché voglio raccontare attraverso l’immagine, esprimere un’idea per mezzo di essa. Quanto meno questo è ciò che provo a fare ogni volta”. Se è vero che riuscire – l’autore lo sa – significa giungere in qualche modo a un approdo, a un buon progetto, è altrettanto vero che un lavoro concluso rappresenta la possibilità di un nuovo inizio: “nel prossimo anno”, dice appunto Salvatore, “voglio tornare in Islanda, una terra che amo e che ho visitato in altre due occasioni; voglio scattare una serie di paesaggi che vadano oltre la classica immagine di cartolina”.

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