Vivian Maier: una fotografa ritrovata

Un’occasione per conoscere la vita e l’opera di Vivian Maier. 120 fotografie in bianco e nero realizzate da Vivian Maier tra gli anni '50 e '60 insieme a una selezione di immagini a colori scattate negli anni '70, oltre ad alcuni filmati in super 8.

 Fino al 18 giugno 2017 - Museo di Roma in Trastevere.

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Biografia

Vivian Dorothea Maier nasce il primo febbraio 1926 a New York, nel Bronx. È figlia di Maria Jaussaud, nata in Francia, e del marito Charles Maier, di origine austriaca. I genitori presto si separano e la figlia viene affidata alla madre, che si trasferisce presso un’amica francese, Jeanne Bertrand, fotografa professionista. Negli anni Trenta le due donne e la piccola Vivian si recano in Francia, dove Vivian vive fino all’età di 12 anni. Nel 1938 torna a New York, città in cui inizierà la sua vita di governante e bambinaia. Il primo impiego è presso una famiglia a Southampton, nello stato di New York. Poi nel 1956, si trasferisce a Chicago per lavorare con la famiglia Gensburg. Verso la fine della sua vita si ritrova in gravi ristrettezze economiche e un giorno viene ricoverata per un banale incidente. Quel ricovero, che doveva essere passeggero, si rivela fatale. Muore il 21 aprile 2009. Nell’arco della sua vita realizza oltre centomila fotografie ma il suo lavoro rimane sconosciuto fino a quando John Maloof lo scopre per puro caso.

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La mostra

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Testo di John Maloof

Nel 2007, mentre lavoravo a un libro sulla storia degli abitanti di Portage Park, una comunità nel Nordest di Chicago, mi sono imbattuto casualmente nell’archivio fotografico di Vivian Maier. La serie di eventi scatenata da questa scoperta ha scombussolato non solo il mondo della street photography ma anche la mia vita. Ciò che è cominciato come una sfida personale ha ben presto suscitato l’interesse del pubblico e mi ha portato negli ultimi tre anni a dedicarmi all’archiviazione e alla conservazione dell’ampia opera della Maier, rimasta sconosciuta per più di mezzo secolo. Vivian Maier era profondamente interessata a tutto ciò che la circondava.

Scopre la passione per la fotografia intorno al 1950 e continua a fotografare fino alla fine degli anni Novanta, lasciando un corpus d’immagini che comprende più di centomila negativi. Oltre agli scatti realizza anche alcuni filmati amatoriali e registrazioni audio. Fra i suoi soggetti preferiti ci sono persone anziane appartenenti alla comunità polacca di Chicago, vecchie signore in abiti vistosi e il mondo urbano della comunità afroamericana. Si dedica anche a riprendere episodi tipici della società americana, come la demolizione di vecchi edifici che lasciano il posto a nuove costruzioni, le vite sconosciute dei poveri e degli oppressi e alcuni dei luoghi più caratteristici diChicago.

Tuttavia, il tipo di fotografia privata realizzato dalla Maier e la mancanza di fiducia nelle proprie capacità fotografiche, consegnano all’oblio la sua collezione di immagini, ed è solo grazie a una serie di circostanze fortuite che le sue foto sono state ritrovate in un deposito stracolmo di oggetti di tutti i tipi – libri d’arte, ritagli di giornale, filmati amatoriali, spillette elettorali e cianfrusaglie d’ogni genere. Sono particolarmente affezionato a una citazione estratta da una registrazione audio in cui Vivian esprime la sua filosofia sul senso della vita e della morte: “Dobbiamo lasciare spazio a coloro che verranno dopo di noi. È una ruota – si sale e si arriva fino alla fine, poi qualcuno prende il tuo posto e qualcun altro ancora il posto di chi lo ha preceduto e così via. Non c’è niente di nuovo sotto il sole”.

L’interesse crescente per le immagini di Vivian Maier mi ha portato a diventare il custode della sua eredità fotografica. Grazie a questo ruolo e alla grande richiesta di informazioni sul suo lavoro e sulla sua vita, ho avuto il privilegio di condividere la ribalta con alcuni dei fotografi piùimportanti a livello internazionale. È un’esperienza a tratti estremamente surreale che ho accettato con umiltà e dedizione. Fin dall’inizio mi sono imposto di conservare l’eredità artistica della Maier cercando un “modo giusto” e spero vivamente che questo libro riesca a cogliere e a restituire l’essenza del suo contributo alla street photography.

John Maloof Chicago, 2011 (Dal libro Vivian Maier. Fotografa, Contrasto, 2015)

Tags: Fotografia

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